
Tessere a mano
Tessere a mano nel terzo millennio può essere percepito come una forma di snobismo o anche di visione naive della realtà. Un anacronismo.
Non da me che guardo le cose da una prospettiva diversa: toccare un vecchio raso o studiare un’armatura, parlare per ore di un filato o riconoscere il battere di un pettine sono emozioni.
Chi tesse a mano si identifica con l’unicità del manufatto, la lentezza del procedere, l’attenzione al particolare, il riconoscimento del dettaglio. Un lavoro e una scelta di vita.
Là fuori, nel mondo veloce della ripetibilità e della riduzione dei costi e dei tempi di produzione ci sono differenti priorità. Lì ci confrontiamo inevitabilmente con la realtà (brutalità) dell’economia, della redditività, della sostenibilità delle scelte.
E, me lo dice l’esperienza, non tutto ciò che si può fare a mano è economicamente sensato. L’artigianato artistico, la tessitura a mano in particolare, può esistere solo in un contesto culturale favorevole dove incontra persone capaci di riconoscere nel manufatto non soltanto la qualità dell’oggetto finito, ma anche il tempo, la conoscenza e il lavoro che contiene.
I tessuti per l’abbigliamento
Una giacca tessuta a mano richiede un lavoro lungo. Le fibre condizionano la fattura e il modello. Il risultato è un equilibrio tra funzionalità ed estetica. Solo sarti sensibili ed esperti sanno valorizzare davvero i tessuti fatti a mano. Molto più facile con una gonna, una sciarpa, un mantello o il mitico poncho.
Ci sono capi che possono prendere forma già sul telaio (è il caso dei gilet) che dopo la tessitura necessitano solo di poche finiture e altri per i quali invece si crea il tessuto a “tutta altezza” che viene poi tagliato, cucito, confezionato.
I tessuti per abbigliamento che tesso devono essere pratici e funzionali. Solitamente scelgo fibre naturali, resistenti, ben ritorte e fini. Ho vari fornitori di filati perché uso di tutto, dalla fibra grezza al filato ritorto e tinto appositamente. Tesso i materiali più diversi: lana, lino, canapa, cotone, seta e… tutti gli altri!
Scelgo solitamente armature non eccessivamente elaborate anche se mi piace inserire a volte qualche ricercatezza. Nella scelta dei colori mi aiuta la lunga esperienza e una sensibilità che naturalmente caratterizza tutte le mie creazioni.
Realizzo i miei tessuti con telai orizzontali lanciando infinite volte le navette volanti. Percorro e ripercorro una strada che sembra sempre uguale ma che io so non esserlo. Poi un ricamo, un’evoluzione diversa, un cambio colore. Ordinato.
Quando ho finito di tessere, un attimo di titubanza. Poi, all’improvviso, decido che finalmente si può tagliare l’ordito. E anche se la perfetta costruzione sembra afflosciarsi e perdere quel rassicurante vigore che aveva al telaio, io intuisco già l’oggetto finito.
Amo tessere, non lo avevo ancora detto?
Il progetto
Un tessuto comincia molto prima di mettersi al telaio.
Che nasca da un’idea covata da tempo o da un’ordinazione, che sia semplice o complesso, ogni lavoro inizia con un progetto.
Conservo gelosamente i primi schizzi a matita colorata e i primi calcoli di fili e armature. Alcuni studi di arazzi sembrano opere a sé stanti.
Fascicoli ingrossati da campioni di fibre e filati incollati sui fogli accanto ai colori scelti, prove di tessitura, fotografie, materiali preparati per corsi e concorsi. Visti insieme trasmettono qualcosa che i manufatti finiti non raccontano: il percorso.
L’archivio dei progetti è utile per il lavoro corrente. Per un nuovo lavoro ho spesso riferimenti preziosi. Quando un cliente desidera un tessuto posso mostrargli un ricco campionario con cui concordare le scelte.
Per me il progetto è ciò che distingue il saper eseguire dal padroneggiare davvero il proprio lavoro. Per un’artista artigiana è metodo e risorsa; memoria insostituibile per risolvere molti problemi.
Un progetto descrive solitamente tutte le scelte: tecnica, telaio, filati, colori, armature. I calcoli per determinare i consumi, i pesi e le misure di ordito e trama.
Orditura
L’ordito è l’ossatura e la base del tessuto. È composto da fili longitudinali che vengono tesi tra i subbi del telaio. La loro lunghezza deve essere maggiore del tessuto finale e comprendere le perdite.
Per gli orditi uso filati abbastanza ritorti e adeguatamente robusti che resistano alla tensione, allo sfregamento nel pettine e nei licci.
Stabilita la lunghezza la si imposta spostando i perni dell’orditoio. Due pioli alle estremità consentono di predisporre degli incroci che evitano l’aggrovigliamento. Il numero dei fili deve corrispondere al progetto.
