La tecnica dei Deperismi

Ogni Deperismo nasce da un’opera, da un soggetto, da un motivo o da una semplice idea legata al linguaggio visivo di Fortunato Depero. Il punto di partenza è scegliere che cosa realizzare, stabilire le dimensioni dell’oggetto finale e trasformare l’immagine di riferimento, il bozzetto, in un progetto adatto ai materiali e alle tecniche che verranno utilizzati.

Il procedimento cambia a seconda che si tratti di una tarsia in panno, di un lavoro in legno o di un oggetto più complesso. Alcune fasi sono però comuni: il disegno, la preparazione digitale e il taglio precedono sempre un lavoro manuale di assemblaggio e finitura.

Le fasi che descriviamo in seguito possono essere programmate per un singolo oggetto (per es. in caso di un ordine importante) ma solitamente riguardano il taglio e l'assemblaggio di più tarsie.

Dal soggetto al progetto

Non tutte le opere da cui partiamo sono nate come tarsie. Molte sono dipinti, disegni o immagini nelle quali compaiono sfumature, variazioni tonali e dettagli che non possono essere semplicemente trasferiti in un materiale ritagliato.

Il primo lavoro consiste quindi nell’interpretare il soggetto e ricondurlo a forme e campiture monocrome compatibili con la lavorazione. Nel laboratorio, scherzando, diciamo che bisogna “deperism-are” l’immagine.

Il disegno così ottenuto viene vettorializzato e portato alle dimensioni previste per l’oggetto finale. In questa fase i colori visualizzati servono soprattutto a leggere il progetto e normalmente richiamano quelli dell’opera di riferimento; la scelta definitiva verrà fatta davanti ai materiali reali.

Scegliere colori e materiali

Per una tarsia in panno la scelta dei colori avviene confrontando l’opera di riferimento, il progetto vettoriale e la palette delle stoffe disponibili in laboratorio.

Cerchiamo di mantenere il magazzino il più possibile ricco e variato, ma i panni e i colori disponibili oggi sono inevitabilmente diversi dai materiali utilizzati da Depero. Non esiste quindi una corrispondenza automatica fra un colore dell’originale e un determinato panno: ogni nuova realizzazione richiede una scelta.

Questa possibilità di variazione appartiene del resto anche alla storia delle tarsie deperiane. Il taglio di una forma può produrre insieme un positivo e un negativo, permettendo di riutilizzare gli stessi elementi con rapporti cromatici invertiti. Quando le dimensioni e il progetto lo consentono, anche nel Laboratorio Kilim utilizziamo il materiale secondo questo principio.

Per ogni colore previsto nella tarsia viene quindi preparata una pezza di panno delle dimensioni necessarie al taglio.

Preparare il taglio

Nel file destinato al laser, tutte le tessere che dovranno essere ricavate da pezze dello stesso colore, vengono annidate in modo da utilizzare nel modo più efficiente possibile la superficie della stoffa.

Le dimensioni della pezza da preparare derivano quindi direttamente dalla disposizione delle tessere nel file.

Per i lavori in legno il criterio è diverso. Il taglio può interessare pannelli di spessori differenti, mentre il colore viene generalmente applicato soltanto nelle successive fasi di finitura.

Dal laser alle tessere

Il taglio laser è oggi l’unica fase della lavorazione che non viene eseguita nel laboratorio. I materiali preparati e i relativi file vengono portati presso un’attività locale specializzata.

Al ritorno, quella che sullo schermo appariva ancora come un’immagine è diventata un insieme di parti separate. Una tarsia complessa può essere composta da centinaia di tessere che devono essere riconosciute, ordinate e nuovamente messe in relazione fra loro.

Ricomporre la tarsia

Dopo il taglio comincia una lavorazione quasi opposta: ciò che il laser ha separato deve essere ricomposto.

Le tessere vengono disposte una accanto all’altra seguendo il progetto, come in un puzzle. Man mano che trovano la loro posizione vengono fermate provvisoriamente fra loro con minuscoli pezzi di nastro di carta.

Quando l’intero disegno è stato ricostruito, la composizione può essere capovolta senza perdere la disposizione delle parti.

Sul retro viene quindi applicato a caldo un tessuto leggero di supporto, la fliselina, che stabilizza definitivamente l’insieme e funge da canovaccio. A questo punto la tarsia può essere girata nuovamente e il nastro provvisorio viene rimosso.

La cucitura

La cucitura è l’ultima fase dell’assemblaggio e una di quelle che influiscono maggiormente sulla qualità visiva finale.

Le tessere vengono unite fra loro e al supporto con un punto zig-zag. Normalmente utilizziamo un passo di circa 1 mm e una larghezza di circa 3 mm. Fino ad alcuni anni fa lavoravamo prevalentemente con lo zig-zag a tre punti; oggi utilizziamo normalmente quello a due.

I fili sono di diversa provenienza, qualità, titolo e colore e vengono scelti in funzione delle diverse campiture e del risultato desiderato.

Le macchine da cucire sono robuste macchine domestiche che erano all’avanguardia circa trent’anni fa e che continuano a essere particolarmente adatte a questo lavoro. Il nostro manutentore di fiducia, infatti, continua a sconsigliarci di sostituirle con modelli più recenti.

La cucitura richiede precisione e soprattutto tempo. Nelle tarsie di grandi dimensioni questa sola fase può protrarsi per settimane.

I Deperismi in legno

Per i lavori e le sculture in legno, dopo la progettazione e il taglio il percorso si separa da quello delle tarsie tessili.

I pezzi ricavati da pannelli che possono avere spessori differenti vengono assemblati e incollati, quindi rifiniti e verniciati. Colori e finiture vengono quindi definiti in una fase successiva al taglio.

Anche in questo caso il progetto digitale è soltanto l’inizio: il carattere dell’oggetto finale dipende dal lavoro manuale di assemblaggio e finitura.

La tarsia finita

Normalmente vendiamo le tarsie senza cornice. In questo modo sono molto più semplici da trasportare o spedire e chi le acquista può scegliere liberamente il profilo, il colore, l’eventuale passepartout e le dimensioni complessive dell’incorniciatura.

La cornice o il supporto rimangono però elementi importanti nella presentazione finale. Una tarsia non montata conserva necessariamente il carattere morbido del tessuto; opportunamente sostenuta e incorniciata acquista invece una presenza e una definizione molto diverse.