Tiziana Aste mentre fila durante un'attività a Montale

Dal filo al testo

Parole tessute, trame del linguaggio

Il testo che stai leggendo è in-tessuto di significati.

Non è soltanto una metafora. La parola testo viene dal latino textus, legato al verbo texere: tessere, intrecciare, comporre. Prima di indicare una successione di parole scritte, il textus è un insieme di elementi intrecciati fra loro.

Anche contesto appartiene alla stessa famiglia: è ciò che è tessuto insieme, ciò che circonda una parola, un fatto, una persona e permette di comprenderli attraverso le loro relazioni.

Per parlare del pensiero, del racconto e dei rapporti fra le cose continuiamo a servirci di concetti derivati dalla filatura e dalla tessitura.

Seguiamo allora il filo.

Seguire il filo

Un pensiero può avere un filo logico. Un discorso può perdere il filo e poi ritrovarlo. Un ricordo può essere appeso a un filo sottile; una storia può attraversare molte vicende mantenendo un filo che le unisce.

Il filo è una delle strutture più semplici che esistano: una materia continua, lunga e sottile. Ma proprio per questo può diventare un'immagine della continuità.

Seguire un filo significa passare da un punto a un altro senza perdere la relazione che li unisce.

Tiziana Aste mentre fila a Montale

Il filo può essere avvolto, annodato, intrecciato, spezzato. Può condurre fuori da un labirinto, come quello che Arianna affida a Teseo. Può diventare una linea del racconto, della memoria, della genealogia.

Può essere torto e ritorto: anche questa espressione conserva nel linguaggio un gesto concreto della lavorazione del filo.

E naturalmente è stato filato.

Prima del tessuto

Prima del tessuto c'è infatti un gesto ancora più antico: trasformare fibre e filamenti — lana, lino, cotone, seta, fibre vegetali — in un elemento continuo e resistente.

Fare un filo.

La filatura riunisce e organizza più fibre. Accostate e, secondo le tecniche e i materiali, ritorte insieme, esse si sostengono reciprocamente e distribuiscono lo sforzo: il filo che ne risulta è più resistente delle fibre prese singolarmente.

Una fase della filatura manuale a Montale

Lo stesso principio può ripetersi. Più fili possono essere riuniti e ritorti ancora, formando fili più grossi, trefoli, corde.

Una tecnologia antichissima che utilizziamo tuttora.

Trame e orditi

Poi i fili si incontrano.

Nel telaio alcuni vengono messi in tensione e costituiscono l'ordito. Altri li attraversano formando la trama.

Sono parole tecniche, ma da molto tempo hanno oltrepassato il telaio.

La trama è diventata la struttura di un racconto: l'insieme degli avvenimenti e delle relazioni che lo fanno procedere. Ma una trama può anche essere qualcosa di nascosto: un complotto, un intrigo.

Tiziana Aste durante una dimostrazione di filatura

E un intrigo, a sua volta, è qualcosa in cui fili, fatti e intenzioni sembrano essersi aggrovigliati.

Anche ordire ha compiuto un percorso simile. Si può ordire una tela, ma anche un piano, una congiura, un inganno.

Tessere e progettare finiscono così per condividere lo stesso vocabolario.

Prima si dispongono gli elementi. Poi li si mette in relazione. Poco alla volta appare una forma che prima non esisteva.

Vale per un tappeto, vale per un arazzo. Vale per una storia.

Trovare il bandolo

Quando le relazioni diventano troppe, possiamo perdere il filo.

Una matassa si aggroviglia. Occorre trovare il bandolo, il capo del filo dal quale cominciare. Da qui una delle espressioni più vive della nostra lingua: trovare il bandolo della matassa.

Un problema complesso assume la forma di un groviglio. Per comprenderlo dobbiamo individuare il punto da cui iniziare a scioglierlo.

Possiamo allora dipanare una questione, sbrogliare una situazione, sciogliere un nodo.

Cordicelle annodate di un quipu

E prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.

Anche qui l'immagine ci riporta al telaio. I fili dell'ordito passano nel pettine che batte la trama; il nodo nascosto lungo un filo, arrivato al pettine, non può più passare inosservato.

Da gesto materiale a proverbio: ciò che sembrava nascosto prima o poi si presenta, l'ostacolo deve essere affrontato.

Sono azioni che appartengono alle mani, ma anche al pensiero.

Il nodo, soprattutto, è un'immagine potente.

Due tratti di filo vengono legati. Da quel momento ciò che accade all'uno riguarda anche l'altro.

Il nodo è un legame.

Ma può essere anche un ostacolo: il nodo di un problema, il nodo di una vicenda, un nodo irrisolto.

Comprendere significa talvolta legare. Altre volte significa sciogliere.

Tessere relazioni

È qui che tessitura e linguaggio si incontrano più profondamente.

Tessere significa mettere in relazione.

Un singolo filo non è ancora un tessuto. Un singolo segno non è ancora una scrittura. Una parola isolata dice poco: acquista significato attraverso le parole che le stanno accanto, attraverso ciò che viene prima e ciò che viene dopo.

Attraverso il suo contesto.

Anche un tessuto nasce così. Non dalla semplice presenza dei fili, ma dal modo in cui essi si incontrano.

La struttura è relazione.

Lo stesso vale per un racconto, una comunità, una cultura.

Tessiamo amicizie e rapporti. Intrecciamo storie. Le vite si incrociano. Le generazioni sono legate da fili di memoria.

Il linguaggio conserva le tracce di questo modo molto antico di vedere il mondo.

Text, textile, texture

La parentela fra testo e tessitura non appartiene soltanto all'italiano.

Dalla stessa radice latina di texere provengono parole riconoscibili in molte lingue europee: text, textile, texture.

Dettaglio fortemente pixelato di un'immagine digitale

Testo, tessile, tessitura, struttura della superficie: parole che oggi abitano campi diversi conservano una lontana parentela.

Nelle lingue moderne la materia e il linguaggio si sono separati, ma le parole ricordano la loro origine comune.

Anche quando parliamo della texture di un'immagine o di un materiale stiamo ancora pensando a come una superficie è costruita dall'organizzazione dei suoi elementi.

Dalla rete al Web

Un altro antico oggetto fatto di filo ha avuto una sorprendente seconda vita: la rete.

La sua forma è fatta di vuoti e di pieni, di percorsi, incroci e nodi. Ed è proprio questa struttura di connessioni che ne ha fatto un'immagine efficace per descrivere sistemi di persone, informazioni e macchine collegate tra loro.

Rete sociale. Rete ferroviaria. Rete neurale. Rete informatica.

E poi Internet.

In inglese web indicava molto prima dell'informatica una tela, una trama, una ragnatela. Nel World Wide Web, miliardi di documenti sono collegati da rimandi che permettono di passare dall'uno all'altro.

Ancora fili.

Ancora nodi.

Ancora relazioni.

La tecnologia che ci appare così immateriale ha scelto, per raccontare se stessa, una delle immagini più antiche del lavoro manuale.

Il filo delle parole

Filare e tessere appartengono alla storia dell'umanità da molto prima della scrittura.

Per migliaia di anni mani quasi sempre anonime hanno trasformato fibre in fili e fili in superfici capaci di proteggere, contenere, ornare, distinguere, raccontare.

Quel mondo materiale è penetrato profondamente nel linguaggio.

Continuiamo a intrecciare esperienze, a ordire racconti, a seguire il filo di un ragionamento, a costruire trame, a sciogliere nodi, a cercare il bandolo delle questioni complicate.

E continuiamo a chiamare testo ciò che nasce mettendo parole in relazione.

La Stele di Rosetta

Il filo torna a Rovereto

A Rovereto tutto questo non appartiene soltanto alle parole.

Per secoli la città e la Vallagarina hanno legato una parte importante della propria economia alla seta: alla coltivazione dei gelsi, all'allevamento del baco, alla trattura dei bozzoli e alle successive lavorazioni del filo.

Il paesaggio e la città ne portano evidenti le tracce.

Una filanda a Rovereto
Un filatoio a Rovereto

Filande, filatoi, torcitoi, rogge e antichi edifici produttivi raccontano un tempo in cui il filo attraversava concretamente la vita quotidiana e il lavoro di molte persone.

A Rovereto in particolare il quartiere di Santa Maria conserva ancora testimonianze di questa storia: edifici costruiti per lavorare la seta, disposti lungo l'acqua che forniva l'energia necessaria alle macchine.

Così il filo che abbiamo seguito attraverso parole, metafore, racconti e reti torna infine alla materia.

Torna alle mani.

Torna ai luoghi.

Un telaio nel Laboratorio Kilim

In un laboratorio di tessitura questa relazione diventa nuovamente visibile.

Il filo passa attraverso le mani, si tende nell'ordito, attraversa altri fili e prende posto accanto a quelli che lo hanno preceduto.

Da solo è soltanto un filo.

Nella relazione con gli altri diventa tessuto.

Proprio come le parole di questo testo.