Intrecci

Intrecciare significa mettere in relazione elementi flessibili: fibre, erbe, giunchi, rami, fili. È un gesto elementare e insieme una tecnologia antichissima, che precede il tessuto e continua ancora oggi a sorprendere quando la si vede prendere forma tra le mani.

Giuseppe Šebesta sapeva ricondurre anche le tecniche più complesse a osservazioni semplici della natura. Raccontava, per esempio, che il filo poteva essere stato inventato e reinventato molte volte osservando il vento che raccoglie, torce e “fila” fibre diverse.

Prima del tessuto

Molti materiali presenti in natura possono essere utilizzati direttamente perché sono già lunghi, flessibili e resistenti. Erbe, canne, giunchi, rami e fibre vegetali possono essere legati, ritorti e intrecciati senza essere prima trasformati in filo.

Da gesti di questo tipo nascono corde, legature, stuoie, contenitori e strutture nelle quali la resistenza non dipende dal singolo elemento, ma dal modo in cui gli elementi vengono messi in relazione.

Anche molte forme naturali suggeriscono intrecci e sovrapposizioni: piante rampicanti, fibre aggrovigliate, cortecce, nervature e altre strutture che l'osservazione può trasformare in esperienza tecnica.

L'uovo o la gallina?

È facile immaginare una successione lineare: prima l'intreccio, poi il filo, infine il tessuto. Nella pratica, però, i rapporti fra queste tecniche sono molto più stretti.

Il principio del sopra e sotto, dell'alternanza e della sequenza appartiene già a molti intrecci. Nel tessuto questa regola diventa sistematica: i fili dell'ordito vengono organizzati e la trama passa alternativamente fra essi. La distinzione fra pari e dispari è alla base della struttura più semplice, la tela.

Intreccio e tessitura condividono quindi gesti e principi, ma il filo e il telaio permettono di costruire strutture più sottili, morbide, regolari e di grandi dimensioni.

Passando per il filo

Fra l'intreccio di elementi vegetali e il tessuto c'è un passaggio decisivo: la capacità di ricavare dalle fibre un elemento continuo, sottile e resistente.

La torcitura e poi la filatura permettono di ottenere il filo, che può essere teso, avvolto, annodato e organizzato sul telaio. È una tecnologia così fondamentale da avere assunto, in culture e periodi diversi, anche significati simbolici: alcuni ritrovamenti archeologici di filo in contesti anteriori alla tessitura sono stati interpretati anche in relazione all'idea del “filo della vita”.

Filo e filatura meritano per questo un approfondimento a sé: non soltanto come passaggio tecnico fra fibra e tessuto, ma come parte della storia materiale e culturale del tessile.

Capire facendo

L'intreccio ha sempre avuto un ruolo importante nella didattica del Laboratorio Kilim. È una tecnica immediata: permette di capire con le mani che cosa significano tensione, sequenza, elasticità, resistenza e struttura.

Nei corsi e nei laboratori l'esperienza può partire dall'osservazione di materiali semplici, passare attraverso legature e intrecci, arrivare alla filatura e infine al tessuto.

Intrecci e archeologia

Nell'archeologia tessile l'intreccio diventa anche uno strumento di ricerca. La ricostruzione di manufatti, legature e strutture documentate dagli archeologi permette di verificare nella pratica materiali, gesti e procedimenti.

Le esperienze del Laboratorio Kilim comprendono, fra le altre, ricostruzioni legate ai materiali di Fiavè e la riproduzione delle sovrascarpe in paglia di Punta Linke.