Telai per tessere a mano

I telai per tessere a mano hanno una storia millenaria. I reperti archeologici testimoniano la fabbricazione di tessuti già in epoca preistorica.

Il percorso di Tiziana e del Laboratorio è iniziato con lavori su telai semplicissimi, spesso autocostruiti. Come il tessitore preistorico, che non poteva certo contare su un falegname e doveva sapersi costruire i propri attrezzi.

Via via lo studio di nuove tecniche ha allargato gli interessi a strumenti più sofisticati e complessi, dai telai a cornice ai telai orizzontali multiliccio. E oggi per Tiziana non c'è un telaio preferito.

Tecniche e telai sono strettamente collegati, ma non coincidono: la stessa tecnica può essere praticata su telai diversi e lo stesso telaio può servire per lavorazioni differenti. Se nella pagina dedicata alle tecniche guardiamo soprattutto a ciò che fanno i fili, qui osserviamo gli strumenti che li tengono in tensione e ne permettono il movimento.

Telaio a tensione / a cintura

Il telaio più semplice è il telaio a tensione. È generalmente costituito da due robuste stecche di legno e da alcune corde. Una stecca viene ancorata a un punto fisso con una corda legata alle estremità. L'altra è collegata a una corda o cintura che passa dietro alla schiena del tessitore: è il corpo stesso, spostandosi, a regolare la tensione dei fili d'ordito stesi tra le due stecche.

Due stecche più leggere possono formare i licci. A ciascuna sono collegate delle maglie, semplici anelli di filo che alzano i fili pari o dispari e permettono l'apertura dei due passi d'ordito.

La trama viene predisposta sulla navetta, un legno piatto, più o meno lungo a seconda del tipo di lavorazione, con degli incavi alle estremità. Con una mano si alza un liccio, o soltanto la porzione di fili interessata, separando i fili pari dai dispari e aprendo il passo d'ordito. Con l'altra si passa la navetta nell'apertura così ottenuta.

Il passaggio successivo, nel passo contrario, abbraccia e blocca la trama precedente. Con una stecca piatta più larga del tessuto, o con un pettine, le trame vengono infine battute e avvicinate per dare consistenza al tessuto.

È un telaio estremamente semplice, costruito con pochi pezzi di legno e corde. È smontabile, portatile e poco fragile: caratteristiche che lo hanno reso particolarmente adatto a contesti nei quali era necessario spostarsi portando con sé gli strumenti di lavoro.

Il limite più evidente è la larghezza del tessuto, che non può superare quella raggiungibile dalle braccia del tessitore. La lunghezza dell'ordito può invece essere considerevole: l'ordito può essere progressivamente svolto dalla stecca fissa e il tessuto avvolto sulla stecca dal lato del tessitore.

Questo semplice telaio è facile da usare anche per chi comincia. Nei corsi per ragazzi, adulti e addetti ai lavori consente di apprendere le armature di base e di allenare la sensibilità alla tensione dei fili e al tessimento.

Telaio a cornice

Il telaio a cornice è una struttura altrettanto essenziale. Quattro stecche formano un riquadro sufficientemente rigido da resistere alla tensione complessiva dei fili d'ordito, che vengono avvolti o tesi fra due lati contrapposti. Anche qui stecche supplementari possono fungere da licci.

Nei laboratori di tessitura questi telai permettono ai partecipanti di realizzare in tempi ragionevoli campioni di tessuto, stringhe o bracciali da portare a casa. La semplicità dello strumento lo rende particolarmente adatto alla didattica.

Questo non significa che sia un telaio destinato soltanto a piccoli esercizi. Con un telaio a cornice si possono realizzare manufatti di pregio, arazzi e kilim, anche di dimensioni considerevoli.

Telaio verticale / alto liccio

Un telaio verticale è solitamente costruito con due robusti supporti collegati da traversi altrettanto solidi. La struttura appoggia stabilmente al pavimento. L'ordito è teso fra due subbi, che consentono di svolgere progressivamente i fili e di avvolgere il tessuto. Nei telai moderni meccanismi più o meno sofisticati permettono una regolazione fine della tensione.

I fili pari sono separati dai fili dispari da una verga d'incrocio, un'assicella di larghezza opportuna che, con il liccio a riposo, mantiene aperto uno dei passi d'ordito.

La licciata è costituita da una stecca di supporto alla quale sono fissate lunghe maglie ad anello. Tirando la licciata, le maglie portano in avanti i fili che si trovano posteriormente e aprono il passo contrario.

Il tessitore lavora di fronte al telaio. Le trame possono essere inserite con navette di larghezza opportuna; per tratti di colore brevi si usano spoline e si possono sollevare direttamente, con le mani, soltanto le maglie e i fili necessari.

Le trame vengono passate alternativamente nei passi d'ordito formando il tessuto. La battitura viene solitamente effettuata con pettini più o meno pesanti, scelti in base al titolo dei fili d'ordito e alla funzione del manufatto.

Non è un telaio particolarmente adatto alla produzione di tessuti lisci, lunghi o leggeri, nei quali il pettine dei telai orizzontali svolge un ruolo fondamentale. È invece il telaio più utilizzato per arazzi e tappeti. Molti dei più celebri arazzi della storia sono stati realizzati su telai ad alto liccio.

È generalmente ingombrante, pesante e poco mobile e per questo viene usato meno frequentemente nella didattica. Il vantaggio è però evidente: il tessitore lavora di fronte al manufatto e mantiene un rapporto molto diretto fra gesto, struttura e immagine.

Telaio a pesi

Il telaio a pesi è un telaio verticale che viene direttamente dall'antichità. Oggi non viene normalmente utilizzato per la produzione, ma continua a essere ricostruito e studiato nelle dimostrazioni e nell'archeologia tessile sperimentale.

Le strutture lignee generalmente non sono arrivate fino a noi, ma la disposizione dei pesi rinvenuti negli scavi — in pietra, argilla o terracotta — ha permesso agli studiosi di ricostruirne forme e dimensioni. Telai di questo tipo sono inoltre rappresentati su vasellame e altri supporti figurati.

La caratteristica fondamentale è il modo in cui viene ottenuta la tensione: i fili d'ordito, appesi in alto al traverso o subbio superiore, vengono legati a gruppi a una serie di pesi.

Un'altra peculiarità è la progressione del lavoro: il tessuto procede dall'alto verso il basso e la battitura viene effettuata dal basso verso l'alto.

Rispetto ai telai più moderni presenta limiti evidenti, ma proprio per questo continua a essere studiato con attenzione da archeologi, operatori museali e istituzioni che si occupano della ricostruzione delle tecnologie antiche.

Da Bolzano a Montale, da Fiavè a Ledro, Tiziana Aste ha collaborato ad attività di archeologia sperimentale ricostruendo telai a pesi e realizzando riproduzioni di tessuti dell'età del Bronzo e dell'età del Ferro rinvenuti in Italia e nell'arco alpino.

Telaio orizzontale

È oggi il tipo di telaio a mano più diffuso. L'ordito è disposto orizzontalmente fra due subbi: uno svolge progressivamente la catena d'ordito, l'altro avvolge il tessuto già realizzato. In questo modo la zona di lavoro rimane davanti al pettine, che batte le trame mantenendo regolare la costruzione del tessuto.

I telai industriali possono raggiungere larghezze di parecchi metri; nei telai a mano la larghezza è necessariamente più contenuta: oltre certe dimensioni il lavoro manuale diventa impraticabile.

Una caratteristica importante dei telai orizzontali è la possibilità di utilizzare molti licci. I telai a mano possono averne otto, dodici, ventiquattro o anche più, permettendo di selezionare e movimentare i fili d'ordito secondo sequenze molto complesse e di realizzare tessuti lisci e operati.

Con i telai orizzontali si possono praticare moltissime tecniche tessili e produrre tessuti per l'abbigliamento e l'arredamento, ma anche arazzi e tappeti lavorati a basso liccio.

Due passaggi nella storia del telaio

La navetta volante

Nel 1733 John Kay brevettò la navetta volante. Non occorre qui seguire tutta la storia della meccanizzazione tessile, ma questa invenzione merita una deviazione: aumentò fortemente la produttività del singolo telaio e contribuì alla trasformazione di una produzione che era stata a lungo distribuita nelle case e nei villaggi.

Tiziana Aste al telaio: il suono della navetta volante.

La successiva concentrazione dei telai e delle altre macchine tessili nelle manifatture e nelle fabbriche contribuì alla rivoluzione industriale e alla crescita delle città.

Il telaio Jacquard

Un'altra deviazione è quasi irresistibile. All'inizio dell'Ottocento il sistema Jacquard portò a un livello straordinario il controllo dei singoli fili d'ordito nei tessuti operati.

Le schede perforate permettono di programmare le evoluzioni dei fili attraverso due stati: presenza o assenza del foro. È lo stesso principio binario dello zero e dell'uno che ritroveremo nell'informatica. Per questo il telaio Jacquard è ricordato come uno degli antecedenti più importanti delle macchine programmabili.

Un altro passo d'ordito: le tavolette

Con la tessitura a tavolette cambia il modo stesso di ottenere il passo d'ordito.

Nella forma più diffusa un ordito piuttosto stretto viene teso tra due punti. I fili, a gruppi di quattro, attraversano i fori praticati agli angoli di tavolette quadrate affiancate, realizzate in cartone o in altro materiale rigido.

Nei telai descritti finora il passo nasce principalmente dalla separazione di due gruppi di fili. Con le tavolette la situazione è diversa: ruotando una tavoletta di 90 gradi, un filo che si trova sopra scende e viene sostituito dal filo opposto.

La rotazione e la controrotazione delle diverse tavolette, indipendenti fra loro, modificano continuamente la posizione e la torsione dei fili d'ordito.

Ogni nuova posizione viene fissata da un passaggio di trama. Con sequenze diverse di rotazioni si ottengono stringhe, fasce e nastri con effetti geometrici e movimenti dei fili sorprendentemente complessi.

Nei laboratori didattici le tavolette suscitano grande curiosità e permettono di realizzare in tempi brevi oggetti personalizzati di forte impatto.