
Tecniche tessili
Le tecniche tessili sono moltissime e attraversano tempi, luoghi e culture molto diversi. Non vogliamo certo descriverle tutte qui: esistono musei, pubblicazioni e siti specializzati che lo fanno molto bene.
Qui vogliamo raccontare alcune delle tecniche che Tiziana Aste ha studiato, praticato e insegnato nelle attività didattiche per principianti, nella formazione rivolta ad archeologi, storici e operatori museali, nella ricerca e nell’archeologia tessile sperimentale.
Per molti anni sono state anche materia dell’insegnamento di Tiziana all’Istituto d’arte Fortunato Depero di Rovereto, nella sezione di tessitura.
Tecniche e telai sono strettamente collegati, ma la stessa tecnica può essere praticata su telai diversi e lo stesso telaio può servire per lavorazioni differenti. Ai telai dedichiamo uno spazio specifico.
Telai per tessere a mano
Gli strumenti che tengono in tensione l'ordito e permettono di lavorarlo.
Kilim: una trama che costruisce il disegno
Kilim è una tecnica tessile elementare ed è il nome del Laboratorio di Tiziana Aste.
Nella tessitura kilim la trama copre completamente l’ordito, producendo un rep di trama basato sull’armatura a tela.
Le trame colorate non percorrono necessariamente tutta la larghezza del tessuto. Ogni trama va e viene soltanto nella zona che deve occupare, seguendo le campiture del disegno. Il risultato è un tessuto piatto e bifacciale nel quale il disegno può essere letto da entrambi i lati.
Tra due zone di colore adiacenti si formano stacchi o agganci che rendono riconoscibile la tecnica.
Un tessuto kilim può essere realizzato su telai diversi. L’ordito può essere mantenuto in tensione da una struttura verticale o orizzontale, da una semplice cornice oppure anche dal corpo di chi tesse, come avviene nei telai a cintura.
Tela, saia, raso: le armature fondamentali
Il modo in cui i fili si incrociano prende il nome di armatura. Tela, saia e raso sono le armature fondamentali dalle quali derivano moltissime altre possibilità.
La tela nasce dall’alternanza più elementare: un filo sopra, uno sotto. Nella saia l’incrocio si sposta progressivamente con un rapporto di almeno tre fili e tre trame e produce il caratteristico andamento diagonale invertito tra dritto e rovescio. Nel raso i punti di legatura sono più distanziati e distribuiti in modo da ottenere una superficie molto uniforme, nella quale prevale l’effetto d’ordito sul diritto e quello di trama sul rovescio.
Con l’aumentare del numero dei licci e delle combinazioni possibili, il telaio può produrre tessuti sempre più complessi. Il titolo dei filati, le riduzioni al pettine e in trama determinano sostanzialmente l’aspetto finale.
I telai orizzontali utilizzati nella tessitura a mano possono avere molti licci — anche ventiquattro o più — e permettere la realizzazione non soltanto di tessuti lisci, ma anche di numerosi tessuti operati.
Broccati, velluti e molte altre strutture appartengono a questo vastissimo campo.
L’arazzo: quando la trama nasconde l’ordito
La tecnica degli arazzi ad alto liccio è sostanzialmente la stessa del kilim. L’ordito costituisce la struttura portante, ma nel manufatto finito tende a scomparire. Le trame colorate vengono battute molto fitte fino a ricoprirlo completamente e sono loro a costruire l’immagine visibile.
Per questo tipo di lavoro sono particolarmente adatti i telai verticali ad alto liccio, che consentono di lavorare di fronte al tessuto. Il tessitore costruisce contemporaneamente la struttura e il disegno, filo dopo filo. Un arazzo, come un tappeto, può essere realizzato anche con telaio orizzontale a basso liccio.
L’arazzo può essere progettato seguendo un cartone, un disegno preparatorio che guida la costruzione dell’immagine. Con questa tecnica sono stati prodotti gli arazzi su cartoni di Raffaello, quelli fiamminghi e quelli delle grandi manifatture francesi; in epoca moderna artisti come Picasso, Braque, Miró, Lurçat e Guttuso hanno progettato opere destinate alla tessitura ad alto liccio.
Tappeti annodati
Nei tappeti annodati compare un elemento ulteriore.
Fra le trame strutturali piccoli tratti di filo vengono avvolti attorno ai fili dell’ordito formando dei nodi. Le loro estremità escono dalla superficie e vengono poi tagliate, producendo il vello. La trama successiva blocca definitivamente i nodi.
Ordito e trama costituiscono quindi una struttura in gran parte nascosta, mentre ciò che vediamo e tocchiamo è formato soprattutto dalle estremità dei fili annodati.
Anche in questo caso esistono numerose varianti, tipi di nodo e tradizioni iconografiche locali. Il telaio utilizzato per produrli è solitamente verticale ad alto liccio.
Tecniche di confine
Altre tecniche di produzione di tessuti e tappeti sono meno note e si distinguono dal rep di trama dei kilim e dal vello degli annodati. Alcune sfuggono a una classificazione troppo rigida perché sono usate trasversalmente come finiture, decorazioni e ricami.
Nel soumak, per esempio, i fili della trama vengono avvolti intorno all’ordito producendo una superficie compatta e spesso leggermente rilevata. Nel jijim trame supplementari possono creare motivi decorativi sopra una struttura tessuta.
Da citare anche il macramè, tecnica di annodatura e intreccio dei fili tradizionalmente utilizzata anche nelle frange e nelle rifiniture dei tessuti. Nei tappeti, i fili d’ordito che rimangono liberi ai margini devono essere bloccati: l’annodatura può assolvere questa funzione strutturale e, nello stesso tempo, trasformarsi in decorazione.
Sono tecniche interessanti proprio perché mostrano come intreccio, tessitura, avvolgimento e decorazione si sovrappongono e si integrano.
Tecniche legate ai luoghi
Alcune tecniche sono fortemente associate a territori e tradizioni specifiche.
Un esempio noto è quello dei pibiones, caratteristici della tessitura sarda: piccoli rilievi costruiti durante la tessitura che emergono dalla superficie del tessuto formando motivi geometrici o figurativi.
Anche quando una tecnica è strettamente legata a un luogo, il suo interesse non sta soltanto nel disegno che produce. Impararla significa comprendere una particolare maniera di organizzare fili, tensioni, sequenze e gesti.
È questo aspetto strutturale e manuale che rende tecniche diverse apprezzate anche nella didattica.
Tessere con le tavolette
Con la tessitura a tavolette cambia ancora il paradigma.
I fili dell’ordito attraversano piccoli fori praticati in tavolette che possono essere ruotate durante il lavoro. Girando le tavolette, i fili si torcono e cambiano posizione facendo emergere i diversi colori.
La trama serve a tenere insieme la struttura, ma può diventare quasi invisibile. Sono soprattutto i fili colorati dell’ordito, con le loro torsioni e i loro spostamenti, a costruire il disegno.
Le geometrie ottenibili possono essere sorprendentemente complesse.
È una tecnica molto antica, documentata almeno dall’età del Ferro e diffusa in tempi e culture differenti. È stata utilizzata soprattutto per produrre elementi lunghi e stretti — bordure, fasce, nastri e cinture — ed è ancora oggi molto praticata nella didattica e a livello hobbistico.
Con strumenti semplicissimi permette di osservare direttamente il rapporto fra colore, sequenza, torsione e struttura. Anche per questo è una tecnica particolarmente efficace da insegnare.
Imparare una tecnica
Una tecnica tessile non è soltanto una serie di istruzioni.
Occorre imparare a riconoscere i materiali adatti, dosare correttamente la tensione, prevedere l’evoluzione dei fili, correggere eventuali errori e capire con le mani che cosa sta accadendo nella struttura.
Molte delle tecniche descritte in questa pagina sono gli strumenti di lavoro di Tiziana Aste e le materie che insegna.
In un corso per principianti permettono di scoprire come nasce un tessuto. In un’attività di archeologia sperimentale possono aiutare a formulare e verificare ipotesi su un reperto. Per chi già lavora nel settore diventano invece un modo per confrontare strutture, strumenti e procedimenti diversi.
Il sapere tessile passa anche così: osservando, provando, sbagliando, rifacendo.
E soprattutto facendo passare dei fili gli uni fra gli altri.
